12) Schopenhauer. L'esempio di Dante.
A. Schopenhauer osserva che quando Dante ha dovuto descrivere
l'Inferno, non ha fatto altro che trarre spunto da questo nostro
mondo. Quando invece egli ha affrontato il tema del Paradiso, si 
trovato di fronte a gravi difficolt.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione, I, 59
(vedi manuale pagine 130-131).

 Se infine si ponesse sotto gli occhi di ciascuno gli orrendi
dolori e tormenti a cui la sua vita  continuamente esposta,
sarebbe preso da raccapriccio; e se si conducesse il pi ostinato
ottimista negli ospedali, nei lazzaretti, in quei luoghi di
martirio che sono le sale di operazione, nelle prigioni, nelle
camere di tortura, nelle celle degli schiavi, nei campi di
battaglia e nei tribunali; se gli si mostrassero tutte le sinistre
tane della miseria, dove ci si nasconde per sottrarsi agli sguardi
della fredda curiosit; se infine gli si facesse dare uno sguardo
nella torre della fame di Ugolino; sicuramente anch'egli finirebbe
per capire che tipo di mondo sia questo meilleur des mondes
possibles. E Dante, dove ha preso la materia del suo Inferno, se
non da questo nostro mondo reale? Eppure ne  venuto fuori un
inferno perfetto. Quando invece dovette descrivere il cielo e le
sue gioie, si trov davanti ad una insuperabile difficolt, in
quanto questo nostro mondo non offre materiale per una simile
descrizione. Non gli rimase, cos, se non riferirci, in luogo
delle gioie del Paradiso, degli insegnamenti, che gli furono l
impartiti dal suo antenato, dalla sua Beatrice e da vari santi.
Risulta da ci abbastanza chiaro di quale tipo sia il mondo.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 647-648.
